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”Valutare la formazione in azienda”, di Serafina Pastore, Carocci, Roma 2011

Creato il:  9 Marzo 2011

 

 

 

 

Recensione a cura di Roberto Santi

 

Considerato l’interesse per il tema della formazione e, soprattutto, per la valutazione dei processi formativi, non si può certo dire che il testo di Serafina Pastore sollevi all’interno del dibattito italiano una problematica emergente: tutt’altro. La riflessione sul concetto, sulle tecniche e sugli strumenti di valutazione conta non solo una vasta produzione scientifica ma anche una ricerca dinamica. Tuttavia, le considerazioni sulla valutazione formativa condotte a livello teorico-epistemologico e metodologico, in questo caso, sono assai diverse: muovendo dalla consapevolezza che anche la valutazione della formazione possa garantire autentiche ed effettive possibilità di affermazione positiva del soggetto, il testo Valutare la formazione in azienda (Carocci, 2° edizione) si colloca, infatti, in un’altra direzione.
    A partire dal tentativo (e perché no, dalla necessità) di chiarificare, lumeggiare, nell’intricato dibattito innescato dal concetto di competenza, le ricadute e le evoluzioni verificatesi - a livello pratico e teorico - all’interno dei contesti e dei processi formativi, in particolare, in seno alla valutazione, l’autrice tenta di individuare alcuni possibili quadri di lettura pedagogica della valutazione della formazione aziendale.
    A fronte di un’interpretazione strumentale e funzionale della valutazione, ridotta il più delle volte a momento ratificativo-certificativo (valutazione dei risultati), la proposta di una lettura pedagogica si giustifica nella necessità di individuare modelli educativi e formativi capaci di promuovere educazione permanente e nella speranza che attorno a tali temi si rafforzi la riflessione pedagogica, per affrontare ed evitare il rischio che la formazione, specie nel mondo del lavoro, risulti mero strumento di crescita economica.
La prospettiva ermeneutica che si delinea come sfondo consente di affrontare lo studio della valutazione recuperando approcci, modelli, definizioni operative da analizzare, da interpretare e sulle quali riflettere e permette, in seconda battuta, una lettura non assolutizzante ed unilaterale, ma discreta, pronta a rimettere in discussione quanto esaminato.
Lo sforzo di precisare cosa sia oggi la valutazione della formazione aziendale offre l’occasione per riflettere sulla pochezza della produzione pedagogico-didattica non solo sullo specifico tema della valutazione ma anche sulla formazione in generale nei contesti aziendali.
La diffusione del concetto di competenza ha determinato un profondo ripensamento delle pratiche formative e portato all’attenzione la centralità del soggetto: si è cominciato a parlare di “interventi su misura”, di piani formativi personalizzati. Ad un’analisi critica non sfugge però come dietro questi termini si celi ancora una logica di profitto ben lontana dalla promozione e dalla valorizzazione della “risorsa umana”. Una limitatezza che emerge spostandosi sul fronte della valutazione, prevalentemente intesa come analisi e certificazione. Parlare di valutazione della formazione equivale a parlare di verifica dei risultati raggiunti dai soggetti, per lo più condotta, secondo una logica di controllo, attraverso il questionario di fine corso, triste rituale di una vecchia prospettiva funzionalista, ameno strumento di una valutazione che si autogiustifica e si autocelebra disperdendo tutta la sua funzionalità.
    La proposta, in parte provocatoria, di leggere pedagogicamente la valutazione della formazione aziendale intende oltrepassare (senza rinnegarne l’utilità e la funzionalità) la consueta dimensione sommativo-ratificativa.
Proprio il concetto di competenza, attraverso il riconoscimento della centralità del soggetto e del suo coinvolgimento attivo nei processi formativi, potrebbe agevolare la predisposizione di interventi personalizzati e consentire l’impostazione pedagogica della valutazione. Questa rilettura amplia il campo delle finalità della valutazione stessa. Si valuta non solo per raccogliere informazioni, per conoscere, per controllare, per selezionare o per punire. Si valuta per formare.
La valutazione, pur nella consapevolezza degli inevitabili limiti ad essa connessi, diviene, afferma l’autrice, elemento consustanziale alla formazione: è occasione di confronto, di mediazione, di consapevolezza, è momento di pro-mozione.
Un testo ben articolato, impreziosito dalle numerose note, incastonate nel discorso quasi a voler fissare l’attenzione su aspetti specifici, su temi critici ed innovativi: le pause di riflessione non si slegano mai dal discorso generale che pur procedendo secondo uno snodo molto articolato non cade mai nella trappola della riduttività né della dispersività.
 

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27