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"Comunità sostenibili al sud? Più facile che altrove". Intervista al prof. Butera

Creato il:  16 Novembre 2010

di CLAUDIA CICHETTI*

Creare delle comunità "energeticamente sostenibili" in aree marine protette, parchi e isole minori del Sud italia, dove non esistono sistemi di rilevamento dei consumi, dell'uso di energia da parte del patrimonio immobiliare, dati sulle potenzialità di fonti rinnovabili. Da quali interventi partire per trasformare questi territori "deboli" in comunità sostenibili?
Lo abbiamo chiesto a Federico Butera, ordinario di Fisica tecnica ambientale presso il Politecnico di Milano e consulente del progetto "Comunità sostenibili" che il Ministero dell'Ambiente sta realizzando, attraverso Formez PA, nelle quattro regioni Obiettivo Convergenza.
Prof. Butera, il progetto prevede la realizzazione di piccoli impianti ad energia rinnovabile: si tratta di investimenti economicamente vantaggiosi per le P.A.?
"Il progetto di impianti a energia rinnovabile (piccoli perché adeguati alla entità dei consumi della comunità e per minimizzare il loro impatto ambientale) sono solo uno degli aspetti che caratterizzano il percorso verso la sostenibilità energetica, che va preceduto, o accompagnato, dal progetto di interventi di efficienza energetica, allo scopo di minimizzare i consumi. Gli interventi di efficienza energetica sono quasi tutti economicamente convenienti, con tempi di ritorno possono andare dai pochi mesi ai 5-6 anni. Le P.A. dovrebbero cominciare proprio da questi interventi, facendo da battistrada, prima di investire sulle rinnovabili, anche perché in questo modo contribuirebbero a formare nuove attività imprenditoriali, inducendo sviluppo economico e occupazione. Per quanto riguarda i progetti di impianti a energia rinnovabile, la maggior parte di essi è resa economicamente conveniente dagli incentivi attualmente in essere".
Come immagina una comunità sostenibile nel nostro Mezzogiorno?
“Sviluppare una comunità energeticamente sostenibile, anche a energia zero, è tecnicamente molto più facile che nel centro-nord Europa, dove già esistono, viste le condizioni climatiche.
Una comunità sostenibile nel Mezzogiorno è diversa se si tratta di un’isola minore o di un’area protetta sulla costa, o un’area protetta in montagna. Sia le quantità e il tipo di energia occorrente, sia le quantità e il tipo di energia rinnovabile disponibile sono diverse. In un caso, per esempio, ci sarà più sole e nell’altro più biomassa, o energia idraulica. Non esiste un modello univoco di comunità energeticamente sostenibile, per quanto riguarda il mix di fonti energetiche usate. Di sicuro, però, una comunità energeticamente sostenibile è una comunità più evoluta culturalmente delle altre, con attività lavorative più qualificate (meno manovali e più diplomati, per intenderci), più ricca economicamente e, soprattutto, una comunità nella quale la qualità della vita è più elevata. Per arrivarci, bisogna prima passare dalla informazione e dalla formazione che permette ai processi partecipativi di essere efficaci grazie alla consapevolezza degli attori coinvolti.
Occorre fare capire che la sostenibilità energetica non è un costo da sopportare ma una straordinaria occasione di sviluppo economico e culturale, e che permetterà alle generazioni future di vivere meglio di noi, invece che peggio – come avverrà per le comunità che vorranno continuare a seguire il percorso della “insostenibilità”.

* Progetto Comunità Sostenibili
 

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27