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Costruire fiducia nelle organizzazioni. Una risorsa che genera valore, di Maria Luisa Farnese e Cristina Barberi, Franco Angeli, Milano, 2010

Creato il:  12 Luglio 2011

 

 

 

 

Recensione a cura di Paola Pirri

“Costruire fiducia nelle organizzazioni” è un testo indispensabile per chi opera nelle e con le organizzazioni.
In primo luogo perché è attuale. A partire dalle evidenze economiche che vedono nella flessibilità del mercato del lavoro la soluzione per la sopravvivenza organizzativa (flessibilità salariale, dell’orario di lavoro, funzionale, numerica, ecc.), passando attraverso il decadimento del modello bipolare di rapporto con il mercato del lavoro (occupazione/disoccupazione) che si complessifica con fusioni aziendali, ristrutturazione delle amministrazioni pubbliche, downsizing, incentivi all’uscita, cessioni, si giunge a un culturale orientamento umano alla flessibilizzazione e a un’accettazione di fondo del cambiamento strutturale del patto psicologico di appartenenza, che è, appunto, transitorio, provvisorio, instabile. Con il crescere di una condizione di insicurezza lavorativa oggettiva è cresciuto esponenzialmente un magmatico vissuto di insicurezza lavorativa soggettiva, intesa come preoccupazione, anche quando non supportata da fatti e dati reali, che il proprio lavoro sia a rischio. Chi opera quotidianamente con le organizzazioni si confronta con un’evidenza empirica: cresce una percezione di vulnerabilità individuale e di indebolimento del proprio potere di controllo e influenza sulle situazioni, si consolida l’assunzione di una incapacità previsionale personale,  cresce un’emozione cui spesso non si riesce a dare un nome: la paura. Le autrici ci parlano di fiducia come decisione, decisione a rendersi vulnerabili. Ci parlano di un pilastro del meccanismo dinamico della fiducia che è la propria capacità previsionale e specularmente di un innesco deteriore che è il fallimento della propria capacità previsionale, generativo di sfiducia. Ci parlano di dimensione progettuale della fiducia, e la paura la indebolisce.
In secondo luogo perché parla di uomini e organizzazioni, non solo degli uni e non solo delle altre, ma della relazione di reciprocità entro cui si sviluppa la fiducia.
“Non esiste un oggetto così Altro da non poter essere antropomorfizzato e costretto a conversare con noi. Alcuni oggetti però sono più adatti di altri” (J.Franzen, Zona Disagio, 2006). L’organizzazione, il luogo di lavoro, è uno di questi oggetti particolarmente adatti. E così essa diviene, per chi ne fa parte, una figura antropomorfa, luogo di proiezioni, cui si attribuiscono e impongono intenzioni, emozioni, linguaggio, comportamenti. Dove il dialogo con l’organizzazione antropomorfa si connota sempre più in termini di richieste rassicuratorie e di dipendenza, ovvero nell’omologo assetto competitivo e agonistico di chi vuole rendersi indispensabile, la fiducia diviene un meccanismo regolatorio delle relazioni con un forte potenziale evolutivo. La reattività insita nella compiacenza dipendente, nell’agonismo competitivo o nella realizzatività dispersiva, non nasce per caratteristiche individuali ovvero organizzative, bensì si sviluppa entro una relazione fra l’individuo e il contesto di riferimento che può evolvere verso quella che le autrici chiamano “la scelta”, intesa come elemento dinamico del processo fiduciario: la scelta è dell’uomo, che può dotarsi di strumenti di valutazione delle probabilità di successo e di costo dell’errore, che può governare i processi di antropomorfizzazione e decidere di riconoscere l’Alterità dell’altro da sé ponendo la giusta distanza, che può comunicare la propria vulnerabilità. La scelta è delle organizzazioni, che possono governare l’asimmetria informativa e relazionale, diffondere pratiche cooperative, presidiare la percezione di equità.
In terzo luogo perché offre indicazioni utilizzabili e realizzabili.
Dopo aver letto questo libro si posseggono chiavi di lettura, strumenti di valutazione e indicazioni di intervento. Qualsiasi ruolo il lettore abbia - manager, employee, consulente, formatore, ricercatore - può essere certo che saprà utilizzare la totalità o parti di questo testo nel proprio lavoro. Per capire, interpretare o offrire letture complesse sulle dinamiche personali, interpersonali, organizzative, sistemiche; per accompagnare l’organizzazione a interrogarsi su se stessa e a riconoscere segnali silenti; per progettare o realizzare interventi finalizzati a creare fiducia nelle organizzazioni; per valutare il “valore” della fiducia, monitorarne la generatività nel promuovere “la performance dell’impresa e nel favorirne l’adattamento ai mutamenti sociali ed economici in atto” e analizzare i fattori su cui la fiducia ha influenza (cittadinanza organizzativa, gestione della conoscenza, innovazione).
Infine perché è complesso, colto e onesto.
Le autrici, nel discutere sulla fiducia, realizzano dinamicamente un processo di costruzione della fiducia con il lettore. E lo fanno mantenendo ferma la focalizzazione sulla concezione bidimensionale della fiducia, rifuggendo ogni semplificazione lineare. Non chiedono una fiducia “credenza”, non chiedono un atto di fede, non chiedono identificazione, dipendenza, familismo. Le autrici attivano un processo dinamico di evoluzione della fiducia utilizzando quelli che loro stesse indicano come gli “antecedenti” della fiducia: cooperazione, comunicazione, equità, contratto psicologico. Cooperazione, intesa come “operare assieme”, poiché condividono tutte le loro conoscenze e riflessioni. Comunicazione, poiché in nessun momento filtrano i contenuti per portare il lettore su una via predefinita di approfondimento, ma riescono a mantenere trasparenza e trasversalità, lasciando l’interlocutore libero di scegliere. Equità, poiché mantengono trasparenza nei criteri di scelta e valutazione e pongono il lettore nella condizione di apprendere quegli stessi criteri per discernere, comprendere, intuire. Contratto psicologico, poiché fin dalle prime pagine il lettore è nelle condizioni di capire quale impegno gli è richiesto e cosa può aspettarsi, senza al contempo avere in alcun momento la percezione che questo patto sia dato per scontato, perché ogni volta nel corso della lettura è rinnovato e confermato.

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27