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Crisi dei rifugiati: la risposta dell’Unione Europea

Creato il:  14 Gennaio 2016

La crisi dei rifugiati ha evidenziato come il problema non possa essere affrontato dai singoli Stati Membri ma necessita di una risposta a livello globale. Da tempo la Commissione europea si adopera per dare una risposta europea coerente e coordinata alla questione dei rifugiati e della migrazione. In seguito all’adozione dell'agenda europea sulla migrazione, adottata dalla Commissione nel maggio 2015, sono state introdotte varie misure, tra cui due meccanismi di emergenza per la ricollocazione di 160 000 persone con bisogno di protezione internazionale dagli Stati membri più colpiti verso altri Stati membri dell'UE, e l'approvazione del piano d'azione della Commissione sul rimpatrio.

Successivamente, il 23 settembre la Commissione europea ha presentato una serie di azioni prioritarie da realizzare entro i sei mesi successivi per attuare l'agenda europea sulla migrazione che prevedono sia interventi a breve termine volti a stabilizzare la situazione in corso, che misure a lungo termine intese a istituire un sistema solido in grado di sostenere la prova del tempo.

Le azioni prioritarie ritenute per ora ritenute necessarie si basano su misure operative,  misure di sostegno finanziario e misure per l’attuazione della legislazione dell'UE. Queste misure, per poter dare risultati, devono essere attuate rapidamente ed efficacemente a tutti i livelli.

Relativamente agli impegni finanziari, in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo del 23 settembre, gli Stati membri hanno riconosciuto l'esigenza di impegnare risorse nazionali supplementari; tale impegno è stato ribadito dal Consiglio europeo del 15 ottobre. La Commissione ha già proposto modifiche ai bilanci del 2015 e del 2016, aumentando di 1,7 miliardi di euro le risorse stanziate per la crisi dei rifugiati. Ciò significa che nel 2015 e nel 2016 la Commissione spenderà in tutto 9,2 miliardi di euro per la crisi dei rifugiati. Gli Stati membri si sono impegnati a investire risorse nazionali corrispondenti.

Relativamente ai meccanismi di ricollocazione, le misure proposte dalla Commissione e adottate dal Consiglio il 14 settembre e il 22 settembre per ricollocare 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale permetteranno di ridurre in misura significativa, anche se parziale, la pressione sugli Stati membri più colpiti. Affinché questi meccanismi funzionino bene, però gli Stati membri devono rispondere prontamente alla richiesta di esperti nazionali che sostengano le operazioni nei punti di crisi, notificare alla Commissione le loro capacità di accoglienza, identificare i punti di contatto nazionali che coordineranno le ricollocazioni con la Grecia e l'Italia, e precisare gli impegni di reinsediamento a livello nazionale.

Relativamente al metodo dei "punti di crisi" (hotspot)  per la credibilità dell'UE è cruciale dimostrare che il sistema migratorio può tornare a funzionare correttamente, in particolare ricorrendo a squadre di sostegno per la gestione della migrazione operative nei "punti di crisi" per aiutare gli Stati membri che subiscono la pressione più intensa a far fronte ai loro obblighi e alle loro responsabilità. Le squadre di sostegno, a loro volta, hanno bisogno per operare di un forte nucleo di agenzie dell'UE, di una stretta cooperazione con le autorità italiane e greche e del sostegno di altri Stati membri.

Relativamente alla questione dei rimpatri, le squadre di sostegno devono garantire rimpatri efficaci per la gestione della migrazione nei "punti di crisi". Ciò rende necessario che all'interno dell'UE siano predisposti sistemi efficienti per l'adozione e l'esecuzione delle decisioni di rimpatrio. Negli ultimi mesi sono state prese iniziative concrete per sviluppare un sistema di gestione integrata dei rimpatri e per inserire le decisioni di rimpatrio e i divieti d'ingresso nei sistemi di scambio d'informazioni dell'UE. Le agenzie degli Stati membri competenti per il rimpatrio devono inoltre disporre delle risorse necessarie per svolgere le loro funzioni. Gli Stati membri devono attuare rapidamente il piano d'azione dell'UE sul rimpatrio proposto dalla Commissione e approvato dagli Stati membri in seno al Consiglio "Giustizia e affari interni" dell'ottobre 2015.

Relativamente al sostegno ai paesi che attivano il meccanismo europeo di protezione civile,  destinato a offrire sostegno pratico ai paesi che si trovano in situazioni di crisi, e attualmente richiesto dalla Serbia, dalla Slovenia e dalla Croazia, in realtà può mobilitare vari tipi di assistenza in natura, tra cui squadre e attrezzature, rifugi, forniture mediche e altri prodotti non alimentari, nonché consulenze. Su richiesta del paese che attiva il meccanismo, gli Stati partecipanti forniscono assistenza per far fronte alle esigenze individuate. Nel corso dell'attuale crisi dei rifugiati la Commissione ha aumentato l'importo del cofinanziamento fornito per il trasporto di strumenti di soccorso ed esperti. Finora troppo pochi Stati membri hanno risposto a tali richieste e occorre ancora fornire una grande quantità di risorse perché la Serbia, la Slovenia e la Croazia possano affrontare la situazione attuale.

 

Staff Europe Direct

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:29