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Esperienze: gli open data in Regione Lombardia

Creato il:  4 Agosto 2015

Un costante percorso di crescita dell’innovazione tecnologica sul territorio della Regione Lombardia, culminato con l’adozione, nel 2011, dell’Agenda Digitale Regionale - la prima in assoluto tra le Regioni, precorritrice addirittura dell’Agenda Digitale Nazionale - e, nel 2012, con l’apertura del portale dati.lombardia.it che mette a disposizione del pubblico dati della pubblica amministrazione regionale resi accessibili a tutti e riutilizzabili da parte del cittadino. Abbiamo chiesto ad Oscar Sovani (responsabile della Struttura attuazione delle agende regionali di semplificazione e digitalizzazione della Presidenza della Regione Lombardia) e a Daniele Crespi (responsabile sviluppo servizi innovativi di Lombardia Informatica), di approfondire alcuni aspetti legati alla digitalizzazione della pubblica amministrazione lombarda, che costituisce una vera e propria eccellenza nel nostro Paese.

Quali forze messe in campo dalla Lombardia hanno permesso alla Regione di dotarsi di un’Agenda Digitale prima ancora delle altre Regioni e, soprattutto, dello Stato?

Sovani: “Penso che il punto di partenza sia stato il prendere atto che la società civile e il mondo delle imprese, seppur con differenze marcate tra aree metropolitane e aree interne e montane, fossero pronte a misurarsi con altre realtà europee più progredite in ambito ICT e a raccogliere la sfida posta dalle nuove tecnologie. Di qui la volontà politica e tecnica di dare una cornice unitaria ad una società in movimento, proiettata nell’era della trasformazione digitale.

In questo contesto è stata approvata nel 2011 l’Agenda Digitale Lombarda e - in continuità con questo percorso e all’interno di un quadro strategico coerente con la nuova programmazione comunitaria 2014 - 2020 - si colloca la nuova Agenda Digitale lombarda 2014 - 2018 (approvata dalla Giunta regionale il 30 maggio 2014) che punta, in stretta sinergia con la strategia regionale di specializzazione intelligente (smart specialisation strategy), ad indirizzare e sostenere al meglio la crescita digitale del territorio lombardo, a partire dai settori a più forte specializzazione per trainare anche i settori più tradizionali, in particolare quello manifatturiero e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro delle nuove professioni legate ai settori emergenti, per agevolare il ricambio generazionale e la modernizzazione del sistema economico.

Tra i criteri guida dell’azione di governo, l’innovazione, la semplificazione e la digitalizzazione sono viste come leve fondamentali sia per un cambiamento culturale dell’azione della Pubblica Amministrazione sia per un aumento della competitività del tessuto economico lombardo”.

 

Al fine della massima valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, nel 2012, la Regione Lombardia ha, inoltre, creato il portale dati.lombardia.it, ovvero un sito web che rende pubblici e riutilizzabili da parte degli utenti (cittadini, sviluppatori, ricercatori, ecc.) dati in possesso della pubblica amministrazione regionale, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione, come richiamato dalla normativa sull’open government. Si è resa necessaria una fase preliminare di formazione ed affiancamento nei confronti del personale della pubblica amministrazione regionale coinvolta nella realizzazione del nuovo portale open data.

 

Quali attività sono state svolte durante tale percorso di formazione ed affiancamento?

Crespi: “Per attuare il progetto OpenData Regione Lombardia si è dotata di una governance distribuita , identificando in ogni Direzione Generale un referente ed un nucleo di coordinamento centrale. Sono stati organizzati dapprima momenti di sensibilizzazione e introduzione ai principi di base dell’OpenData, in pressoché tutte le direzioni, e poi specifici momenti formativi per la rete dei referenti OpenData”.

 

Sul tema degli open data la Regione Lombardia dispone di una cabina di regia, formata dai direttori generali e centrali della Regione e degli Enti del sistema regionale, con il compito di definire gli obiettivi, monitorare le attività, scegliere i dataset e le loro regole di pubblicazione e promozione e verificare la conformità delle iniziative con la programmazione regionale.

Il portale open data della Regione Lombardia, dunque, non è solo un grande database da cui attingere informazioni, ma si configura anche come uno strumento social, attraverso cui l’utente, intervenendo direttamente, può incrementare egli stesso la qualità degli open data, diventando così parte attiva nel processo di modernizzazione della pubblica amministrazione. Gli utenti registrati che si collegano al portale hanno la possibilità di: eseguire il rating di un dataset; commentare un dataset; segnalare eventuali criticità di un dataset; creare un dataset (o meglio una nuova vista a partire da un dataset esistente); fare l’embedding, ovvero includere la visualizzazione di un dataset (tabellare, mappa, grafico, ecc) all’interno di un proprio sito.

Quale di queste funzioni è quella maggiormente richiesta dagli utenti del portale OpenData e quali i vantaggi riscontrati per gli utenti e la pubblica amministrazione rispetto al periodo precedente l’apertura del portale?

Crespi: “La funzione di embedding è senz’altro la più usata perché permette di dare visibilità ai dati anche in portali web diversi dal portale OpenData (come, ad esempio, www.negozistoricilombardia.it,  www.cened.it, www.curit.it). È usata da enti del sistema regionale così come da altri enti pubblici. Le funzioni che permettono agli utenti di dare feedback sui dataset non sono ancora usate come ci saremmo aspettati, anche se alcune segnalazioni di errori sono pervenute e sono servite a migliorare la qualità dei dati. Per quanto riguarda i vantaggi per gli utenti, grazie ad Open Data è sicuramente più facile trovare molti dati che prima o erano “nascosti” nelle pieghe del portale di Regione o semplicemente non erano accessibili. I casi di riuso conosciuti non sono molti perché non essendoci alcuna registrazione o profilazione per chi accede ai dati e nessun obbligo di segnalarlo, molti usano i dati senza che noi lo sappiamo. Per una pubblica amministrazione che attiva un progetto di OpenData un sicuro vantaggio è quello che automaticamente cresce la consapevolezza dell’importanza dei dati e quindi la competenza nella loro gestione. Anche all’interno di uno stesso ente, anche se può sembrare paradossale, l’OpenData fa conoscere i dati che una struttura gestisce alle altre strutture, in una logica di data sharing”.

 

Quali nuove sfide intende affrontare la Regione Lombardia con l’adozione della nuova Agenda Digitale Regionale 2014 – 2018 ed, in particolare, con riferimento al sistema open data?

Sovani: Le iniziative più strategiche che Regione Lombardia sta sviluppando, tramite la propria società ICT in house Lombardia Informatica, sono in tema di razionalizzazione dei datacenter e di sviluppo delle competenze digitali e di Centri di competenza digitale. Con la prima iniziativa si vogliono mettere a disposizione degli enti locali i Data Center di Regione, in coerenza con il Piano nazionale di razionalizzazione e consolidamento dei CED della PA, tramite due linee di servizio:

• linea di servizio Infrastructure as a Service (IaaS): costituita dall’erogazione di risorse infrastrutturali di storage ed elaborazione presso i Data Center di RL, assegnate virtualmente ad EELL e fruite da questi secondo una logica di Virtual Data Center (VDC);

• linea di servizio Disaster Recovery (DR): parallela alle precedente, costituita dall’erogazione del Disaster Recovery dei Virtual Data Center, basato su una replica dei dati di produzione ed erogazione di risorse di elaborazione presso sito alternativo in caso di disastro del Data Center primario.

La seconda iniziativa, probabilmente la più importante e conditio sine qua non per una reale ed effettiva trasformazione digitale della PA, è legata allo sviluppo delle competenze digitali e all’attivazione di Centri di competenza.

Si parte dal presupposto che vi sia a livello locale una forte carenza di competenze ICT e che i processi di trasferimento di know how siano costosi e incontrino forti resistenze. Quando si parla di principio di adeguatezza di un livello amministrativo nella gestione di determinate funzioni, non si pensa mai al fatto che la prima cosa da fare dovrebbe essere un assessment skill per verificare se sono presenti tutte le competenze necessarie per espletare la funzione attribuita.

Di qui l’esigenza di strutturare a livello regionale e di area vasta centri di competenza, con personale dedicato, che supportino stabilmente gli enti locali nella realizzazione e gestione di processi di digitalizzazione e che gradualmente trasferiscano know how alle realtà comunali meno attrezzate, con la consapevolezza però che, per i comuni sotto i 5000 abitanti che sono circa l’80% del totale dei comuni lombardi, il gap allo stato attuale non è colmabile se non immettendo nuova forza lavoro già abituata all’uso delle nuove tecnologie.

Per quanto riguarda l’open data, la sfida principale è quella di produrre conoscenza, servizi utili ai cittadini e sperabilmente sviluppo economico. Servono soggetti che riusino i dati e producano risultati tangibili. Questi risultati si possono raggiungere solo con un programma di lungo termine e con un approccio serio che crei fiducia nei potenziali riutilizzatori, siano essi sviluppatori, ricercatori, data journalist o imprese che vogliono creare nuovi modelli di business basati sui dati della PA. Per creare o migliorare questa fiducia lavoreremo sulla qualità e sull’aggiornamento dei dati incrementando l’uso di strumenti automatici e delle metodologie di controllo”.

 

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:29