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Flamment: "Bene misure su auto blu, ora agire su pensioni elevate"

Creato il:  13 Marzo 2014

Il presidente di Formez PA Carlo Flamment, valuta con favore le misure discusse il 12 marzo in Consiglio dei Ministri, perché - dice - “intervengono in modo puntuale su molti punti della spending review, chiudendo il cerchio su alcune anomalie del Paese. Per quanto concerne le auto blu, che il Formez, su incarico del Ministero della PA e della Semplificazione, monitora giornalmente (si ricorda che ogni cittadino può verificare in tempo reale quante auto, a che titolo, e come sono utilizzate da ogni amministrazione pubblica, accedendo al sito della Funzione Pubblica www.funzionepubblica.it o al sito del Formez o all'indirizzo http://censimentoautopa.gov.it), va rilevato che il calo delle auto con autista nel Paese prosegue a buon ritmo, ma non in modo omogeneo tra tutte le amministrazioni”.

Prosegue Flamment: “La messa in vendita di auto di proprietà guidate da autista (ancora troppe in alcuni settori della PA centrale, in alcuni ministeri, università ed enti di ricerca) è certamente corretta, così come la ulteriore riduzione delle auto che ancora oggi hanno cilindrata superiore a 1.600, nonostante i divieti previsti dalle norme vigenti. Inoltre con la vendita pubblica, all’asta telematica, il Cdm indica una procedura che è importante venga seguita anche dalle molte amministrazioni locali che, soprattutto nel Mezzogiorno, detengono la gran parte delle residue 6.300 auto blu (cioè le auto destinate ad uso personale o comunque guidate da un autista) circolanti nel Paese".

Il presidente esprime, inoltre, “un plauso forte al governo per un'altra misura, ispirata alla coesione sociale e volta a ridurre i forti squilibri generazionali che penalizzano giovani e lavoratori nel nostro Paese: il contributo/limatura cui assoggettare una quota delle pensioni più alte. Tale contributo/limatura dovrebbe auspicabilmente essere diretto a ridurre, per le pensioni superiori a 5/6 volte il minimo, la eccedenza extracontributiva, quell’extra che viene versato in più rispetto alla parte di pensione che spetterebbe oggi con il vigente sistema contributivo, cioè in funzione dei contributi versati”.

Secondo Flamment, “si tratterebbe di un sia pur minimo riequilibrio di norme che trattano in modo altamente diseguale le diverse generazioni, e penalizzano eccessivamente, oltre ai futuri lavoratori, anche tutti gli attuali lavoratori. Abbiamo oggi infatti un sistema che tratta in modo molto differenziato chi lavorava negli anni ‘70 rispetto a chi è entrato nel mondo del lavoro dal 1980 in poi, ed in modo particolare favorisce chi può godere di redditi anche 10 volte superiori alla pensione minima. La strada intrapresa può aiutare a correggere un'altra incredibile anomalia del nostro Paese, e cioè che si guadagni di più quando non si lavora che quando si lavora, e che quindi il risparmio e la capacità di investimento si concentra nella fascia di popolazione quando smette di lavorare”.

“Sarebbe inoltre un bellissimo segnale, per il Paese con la massima spesa previdenziale d’Europa - conclude Flamment - che almeno per le pensioni che sono 5/10/15 volte sopra il minimo si possa conoscere a quanto ammonterebbe tale pensione se venisse calcolata con le stesse regole dei contributi effettivamente versati. Un’operazione di trasparenza che darebbe ancora più forza agli interventi tesi a ridurre gli inaccettabili ed iniqui squilibri generazionali prodotti dal nostro sistema”.

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:28