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I bisogni di formazione. Teorie e pratiche - di F. Bochicchio, Carocci, Roma, 2012

Creato il:  28 Giugno 2012

Recensione di FRANCESCO PAOLO ROMEO*
 
«Se l'uomo potesse vedere l'alone connotativo delle sue parole, così come vede, all'alba di un nuovo giorno, i colori del prato, si accorgerebbe, forse, che nell'uso quotidiano le parole svolazzano come panni tenuti a fatica su uno stenditoio ventoso».
Queste sono le metaforiche parole che Nicola Paparella, nella presentazione del libro I bisogni di formazione. Teorie e pratiche di Franco Bochicchio, utilizza per esaltare lo sforzo compiuto dallo studioso nel tentativo, per altro riuscito, di definire il costrutto di bisogno formativo all'interno del fitto miscuglio di significati, allusioni e rinvii nel quale spesso, all’interno della letteratura, è intrappolato.
Già nelle prime righe dell'introduzione del libro, si comprende quanto importante sia per Bochicchio tenere assieme da una parte la dimensione desiderativa, quella dei sogni personali che possono diventare, sotto le giuste spinte motivazionali, progresso e innovazione, dall'altra i vincoli, le richieste e i condizionamenti della società senza i quali nessun progetto formativo individuale, così come nessun progetto di vita, può trovare il giusto posto entro la propria cultura di riferimento. Per queste ragioni, del portato epistemologico della sua ricerca, Bochicchio ne fa prima di tutto una questione di posizionamento concettuale: lega infatti il bisogno formativo all'identità e colloca l'identità lungo un arco immaginario che principia dall'emozione e dal desiderio del singolo e giunge a quelle richieste del contesto capaci di orientare e generare cambiamento. Oggi la formazione, cioè il bisogno di apprendere e formarsi, si estende lungo tutto l'arco della vita, anzi, per utilizzare l'efficace espressione anglofila from cradle to grave, è un apprendimento che va dalla culla alla tomba. Per questo Bochicchio ha l'urgenza di definire l'oggetto della sua indagine, il bisogno formativo appunto, come categoria pedagogica connotativa da operativizzare nella prassi formativa attraverso precisi criteri che non lasciano più lo spazio al dubbio della riflessione. La mappa concettale dell'autore, quella all'interno della quale egli cerca continuamente di sistemare e giustificare i nessi esistenti tra gli intenti pratici e i costrutti teorici, diventa in questo modo la semplice e scorrevole articolazione in quattro parti del libro.
La prima parte del libro illustra il quadro teorico, la cornice concettuale entro la quale il bisogno di formazione diventa categoria pedagogica. Bochicchio osserva come il dibattito interno alla comunità pedagogica sul significato di bisogno di formazione presenta evidenti margini di una sistematizzazione che non può dirsi ancora del tutto compiuta. Secondo lo studioso la necessità di indagarlo a fondo nasce soprattutto da quando la pedagogia manifesta una attenzione crescente verso la formazione degli adulti. Ci dice, infatti, che essendo i bisogni degli adulti più specifici di quelli dei bambini e degli adolescenti, occorre formare sia per la gestione e lo sviluppo delle risorse umane, sia per il cambiamento individuale e organizzativo. La formazione, dopo aver indagato i bisogni formativi di cui è portatrice un'organizzazione, è formazione in-oltre, cioè leva di cambiamento nelle prospettive interna ed esterna, individuale e organizzativa. Eppure, il concetto di bisogno di formazione non registra ancora, a causa della sua complessità, una definizione condivisa. Per Bochicchio, il bisogno formativo non può essere inteso semplicemente come uno "scarto da colmare", un "desiderio", un "traguardo temporaneo", un'"equilibrio da stabilire", oppure ancora uno "stato di cose percepito e non ancora realizzato". Occorre, al contrario, intenderlo nel suo essere "intersoggettivo", "dinamico", "processuale", a "rapida obsolescenza" e del quale occorre esserne consapevoli. Parafrasando Edgar Morin, Bochicchio afferma che fare formazione nella postmodernità, nella high-speed society, nella società della conoscenza significa formare "teste ben fatte" anziché "teste piene". Significa, in definitiva, affrontare la sfida delle sfide, consistente nell’aiutare i soggetti a sviluppare competenze adeguate per organizzare e ri-organizzare un sapere intrinsecamente dinamico e instabile, nelle complesse e fitte trame di gruppi, organizzazioni, società e culture. Come a volere intendere, e ribadire, che il bisogno formativo può e deve essere inteso come un processo di risposta adattiva del singolo alla learning society.
Nella seconda parte del libro si indaga il bisogno formativo tra ricerca e azione, assumendo il dato fondamentale che solo il sapere pratico può determinare cambiamento. É difatti l'esperienza l'elemento che può generare, nella circolarità esistente tra il fare e la riflessione sul fare, nuovo sapere.  Bochicchio, che ha negli anni potuto analizzare e riflettere sui processi e gli interventi formativi con gli adulti entro le organizzazioni, osserva che quando viene chiesto ai dipendenti di un'organizzazione di esprimere i propri bisogni, generalmente, dalle informazioni raccolte non emergono interessi personali nettamente contrapposti a quelli aziendali. Questo dato, frutto della sua pluriennale esperienza di formatore con gli adulti, spiegherebbe come il pensiero circoscritto è influenzato dalla visione culturale d'insieme che può anche distorcere la rappresentazione individuale di formazione, il sistema di attese e motivazioni personali, la percezione stessa del bisogno. Questo dato interessante, sposta l'interesse su una concezione di bisogno di formazione nell'ottica della ricerca-azione, l'unica in grado di costruire nuovi significati, rappresentazioni, prospettive a partire dalla posizione del ricercatore che potremmo definire "vicina" al mondo organizzativo analizzato. Una ricerca-azione che si fa mediatrice, fermento della negoziazione, agente di cambiamento, attenta etnograficamente agli indizi organizzativi che possono smascherare un bisogno inespresso o mal interpretato, è l'unica in grado, prima o nel corso dell'azione, di esplorare il singolo, i suoi bisogni formativi e l'organizzazione di cui è parte e soddisfarli.
Nella terza parte del libro è il mondo dell'apprendimento nelle organizzazioni ad essere il protagonista. Alla stregua di altri contesti, anche le organizzazioni possono contribuire all'educabilità cognitiva dell'adulto. L'organizzazione che apprende è un'organizzazione capace di processare e tesaurizzare le proprie conoscenze. Tutti i dati, le informazioni, i processi, le conoscenze, finanche le memorie autobiografiche e i ricordi di ogni singolo individuo, possono dare vita ad una mole di informazioni che se gestite al meglio generano apprendimento collettivo per il tutto, l'azienda, e per la parte, il singolo. Il bisogno di formazione, se è collocato all'interno di questa delicata e specifica architettura sociale, secondo Bochicchio esprimerebbe lo stato di relazione tra individuo e organizzazione, deve essere mappato in fase di ricerca proprio nelle istanze di cambiamento non sempre convergenti del singolo e dell'organizzazione.
La parte conclusiva del volume illustra alcuni tra i principali strumenti della metodologia della ricerca socio-educativa utili per la rilevazione dei bisogni di formazione. Bochicchio sottolinea che per utilizzare efficacemente un questionario, un'intervista singola o di gruppo, oggi più di ieri è necessaria una specifica competenza, che non può essere improvvisata. Saper leggere i bisogni di formazione nell'ottica delle necessità del singolo e delle organizzazioni dove l’esigenza irrinunciabile del convivere può rappresentare il puntello sul quale manutenere l'identità del singolo e della collettività sociale. Innovazione, flessibilità, adattabilità, capacità o incapacità di differenziarsi, precarietà, incertezza, sfide del lavoro telematico e del lavoro pendolare costringono l'individuo ad arroccarsi sempre più in se stesso. Per tutti questi problemi dell'epoca attuale, per le statistiche della mortalità che in questi giorni segnalano attraverso il suicidio l'incapacità del singolo a reggere l'onda d'urto del cambiamento e per i disagi delle organizzazioni dislocate o "a durata limitata" Bochicchio esprime un bisogno tra tutti: l'attenzione all'altro, alle sue motivazioni e ai suoi sogni, allo stesso tempo speranza e progetto.
 
 
*Dottore di Ricerca in "Pedagogia dello Sviluppo", collabora con il Dipartimento di Scienze Pedagogiche Psicologiche e Didattiche della Facoltà di Scienze della formazione dell'Università del Salento

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27