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Intervista con Patrick Staes

Creato il:  14 Novembre 2011

In occasione del III evento nazionale CAF, che si è svolto a Roma l'11 novembre 2011, Patrick Staes, membro dell'EIPA (European Institute of Public Administration) e responsabile del Centro Risorse Europeo CAF, ha presentato lo stato dell’arte dell’utilizzo del modello nell’UE e le linee di azione future del network europeo CAF.
In un'intervista raccolta dall'Area Comunicazione e Servizi al cittadino Staes ha lodato l'operato di Formez PA nella diffusione di questo modello.
 
Dottor Staes, anche lei ha ricordato che l’Italia è uno dei paesi capofila nell’ambito del Common Assessment Framework (CAF).
Fin dall’inizio il coinvolgimento dell'Italia nella diffusione del Common Assessment Framework Model (CAF Model) è stato molto forte: il vostro paese, infatti, ha svolto un ruolo particolarmente attivo, dando suggerimenti pratici e organizzando dei seminari per promuovere il modello di autovalutazione. Nel 2003 fu proprio l'Italia ad organizzare a Roma il primo meeting europeo del Network degli utilizzatori CAF. In questo modo è stato possibile mettere a confronto le esperienze dei diversi Stati membri. Questa iniziativa, da allora, viene ripetuta ogni due anni. Dirigo personalmente il Centro Europeo Risorse CAF dal 2004, anno in cui ho lasciato l'amministrazione belga, presso la quale ero funzionario, per dirigere l’EIPA, ma ho potuto constatare l'impegno italiano nella promozione della qualità nelle istituzioni pubbliche sin dal 2000. Da allora é un continuo susseguirsi di iniziative realizzate dal Ministero per pubblica amministrazione assieme al Formez. Nel corso degli anni mi sono confrontato spesso con gli esperti del Formez sulle procedure di feedback o sull’impiego del modello CAF nel settore dell’educazione. L’impegno italiano, finora, è molto apprezzato.
 
Qual è lo sforzo e l’impegno dell’EIPA contro la corruzione nella PA europea?
L’impegno dell’EIPA in questo ambito rientra in parte nel modello CAF. I valori e i comportamenti etici rappresentano un capitolo importante dell’approccio globale orientato alla qualità. Chiediamo alle PA di tenere conto di questi aspetti nel momento in cui devono procedere all’autovalutazione. L’EIPA, inoltre, organizza presso il suo quartier generale di Maastricht numerosi seminari aperti ai civil servant provenienti da tutti gli stati membri. Molti di questi sono incentrati sugli aspetti etici e sulla lotta alla corruzione.
Desidero ricordare che l’EIPA è un’istituzione composta e diretta dagli Stati membri, specializzata nella ricerca scientifica, nella formazione e nella consulenza su tutti temi correlati al funzionamento della PA nazionale, delle istituzioni europee e al public management in generale. In un certo senso, rappresentiamo un ponte tra le istituzioni europee (ad esempio la Commissione, il Parlamento, il Consiglio) e gli Stati membri. Grazie ai nostri seminari mettiamo in contatto i funzionari di tutti i paesi: in questo modo l’EIPA fornisce un grande contributo alla creazione di un’Europa unita e concreta.
 
A suo avviso qual è il contributo della PA allo sviluppo economico di un paese?
La PA ha un grande impatto sulla vita socioeconomica di un paese. Ad esempio, anche quando un paese deve affrontare una situazione politica difficile, la PA di certo non può fermarsi.
Non tutti i paesi vivono lo stesso tipo di evoluzione, ma ovunque c’è la consapevolezza della crucialità dell’efficienza della Pubblica amministrazione. Le imprese possono essere indirizzate meglio laddove è presente un pubblica amministrazione efficiente. Lavorare a favore della semplificazione amministrativa è fondamentale. Prendiamo, ad esempio, la fase di creazione di nuove PMI: in alcuni paesi, purtroppo, esse devono confrontarsi con numerosi ostacoli burocratici (i cosiddetti “administrative burdens”). Molti paesi si stanno impegnando nella semplificazione delle procedure, ma anche per la loro integrazione e per il loro coordinamento attraverso i cosiddetti “one stop shop”, vale a dire gli sportelli unici, attraverso l’uso la creazione di portali unici online, oppure adottando un approccio “life event”. Ci vorrà del tempo, ma è necessario organizzare la Pubblica Amministrazione a partire dai bisogni della società. Serve un cambiamento di mentalità.

(traduzione dall'inglese a cura di Alessandra Flora)

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27