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L’analisi dei fabbisogni: il contributo di Formez PA al workshop del 12 e 13 marzo in Baviera

Creato il:  14 Marzo 2012

di GIANNI AGNESA*

In una fase di profondo cambiamento della nostra società, di forti restrizioni economiche, la Pubblica Amministrazione è chiamata a svolgere nuovi e più complessi compiti. Per questo, diventa cruciale il rafforzamento e lo sviluppo di nuove competenze soprattutto da parte di chi nella P.A. ricopre ruoli di responsabilità sia in ambito politico che amministrativo.
La formazione da sempre è stata una potente leva di cambiamento, ma non sempre gli approcci e i metodi utilizzati si sono dimostrati efficaci.
In particolare è risultata debole l’Analisi dei Fabbisogni (AdF). Talvolta, anche a causa del taglio delle risorse per la formazione, viene ridotta a una superficiale rilevazione dei desiderata in termini di corsi o seminari da realizzare. Altre volte, pur progettata come analisi multidimensionale, viene svolta in modo burocratico e adempistico, senza riuscire a descrivere in modo completo ed efficace il gap di competenze che sarebbe utile colmare in un’organizzazione pubblica.
Come fare allora a introdurre miglioramenti e innovazione nella P.A. mediante la formazione e segnatamente attraverso la realizzazione di un’adeguata rilevazioni delle esigenze formative?
Di questi argomenti si è discusso il 12 e 13 marzo ad Hof (Baviera) presso la locale Fachhocschule specializzata in Public management, in un workshop internazionale cui è stato invitato Formez PA.
Al meeting previsto dal Progetto Leonardo da Vinci denominato EUSKILLS for PA, erano presenti oltre a Formez PA alcune fra le più importanti agenzie per la formazione della PA europee, come l’EIPA di Maastricht, lo IAAP di Siviglia, il Forhom di La Rochelle, l’IGAP di Porto, l’UNAVE di Aveiro, il Forser di Udine (che coordina il Progetto).
Dall’incontro in Germania sono emersi alcuni aspetti di grande interesse, sia dal punto di vista metodologico che operativo.
Nei diversi incontri svolti presso l’Università tedesca, è stato evidenziato come l’analisi dei fabbisogni (AdF) risulti essere invisibile alla maggior parte dei decisori pubblici (quasi fosse la parte sommersa di in un Iceberg). Pertanto, non rilevandone l’importanza, questo genere di analisi viene sottovalutata o addirittura eliminata. L’AdF è invece un’attività cruciale per il miglioramento della formazione, non dovrebbe essere considerata accessoria, e andrebbe per questo maggiormente evidenziata e resa rendicontabile.
Sotto questo aspetto l’AdF andrebbe impostata come una vera e propria “analisi delle esigenze” (non solo di formazione) di cambiamento, di miglioramento, di sviluppo organizzativo e procedurale. E stato inoltre sottolineato come l’AdF rappresenti una straordinaria leva di incoraggiamento (talvolta riscontrabile, come il c.d. effetto Hawrtorn secondo il quale il solo coinvolgimento in un’indagine produce motivazione e stimolo al miglioramento). Rilevare in modo mirato e sistematico le esigenze e le proposte di cambiamento risulta dunque essere una valida possibilità contro la generale sfiducia e demotivazione che caratterizza il personale della PA (non solo italiana).
Da un’indagine svolta presso l’amministrazione dell’Andalusia è emerso che solo il 18% dei dipendenti pubblici si ritiene appagato professionalmente dalla propria attività. Nei paesi anglosassoni tale percentuale sale, ma senza superare li 30%.
Un altro aspetto cruciale è il fattore tempo. Come attività considerata accessoria, all’AdF vengono riservate di solito poche settimane. Occorre invece più tempo. Un’analisi dei fabbisogni ben fatta, in un’organizzazione con più di 100 persone, non può durare meno di 4 mesi per consentire un’azione davvero pervasiva della conoscenza e della collaborazione
L’analisi pero risulta essere produttiva se partecipata. E’ fondamentale perciò l’adesione di tutti alla rilevazione e per questo la cooperazione va opportunamente incoraggiata e promossa. Il personale (il principale destinatario della formazione) andrebbe adeguatamente motivato a comprendere il fine delle attività.
Nelle metodologie più diffuse di AdF, vengono coinvolti sia i decisori (politici e amministrativi) che il personale. Occorrerebbe però tener conto anche delle esigenze dei cittadini e dei principali stakeholders, che possono fornire una descrizione oggettiva (e responsabile) delle direzioni del cambiamento che la formazione dovrebbe poi agevolare.
Da ultimo, nell’incontro internazionale di Hof, è stato segnalato come l’AdF debba accompagnare, in modo mirato le azioni di programmazione formativa, ma altresì dovrebbe essere garantita come azione costante, volta a rilevare in modo sistematico le criticità e le opportunità per migliorare l’organizzazione delle Pubbliche Amministrazioni e le persone che vi operano.
Come indicato anche dalla Direttiva n. 10 del 2010 del Ministro della Funzione Pubblica italiano, l’AdF oltre che un’attività di analisi organizzativa e di definizione delle linee di miglioramento, è una vera attività di apprendimento, di consulenza e affiancamento, di sostegno alla collaborazione e all’integrazione.
Per questo è importante affinarla e considerarla un investimento (e non un costo). Le risorse investite, se ben indirizzate, risulteranno ampiamente ricompensate.

* Responsabile per Formez PA del Progetto Euskills4PA

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27