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Servizi alle persone senza dimora: politiche italiane e comunitarie a confronto

Creato il:  27 Giugno 2012

di SERGIO VASARRI*

Dal 6 al 9 giugno il Progetto DIESIS, finanziato dal PON Azioni di Sistema – Obiettivo Convergenza e Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione 2007-2013, ha realizzato una nuova attività a carattere transnazionale, organizzando e guidando una visita di studio di Amministrazioni locali e centrali italiane a Bruxelles per una serie di incontri di scambio e approfondimento in tema di servizi alle persone senza dimora.

La questione delle persone senza fissa dimora emerge come un fenomeno multifattoriale di disagio che si va espandendo, soprattutto nell’odierno contesto di crisi economica, con caratteristiche simili in un sistema socio-economico sempre più interdipendente come quello comunitario.
Ed è proprio a livello comunitario che vanno strutturate e sviluppate misure di contrasto alle criticità e di supporto alle opportunità di accoglienza, reinserimento sociale e lavorativo di soggetti colpiti da tale forma di svantaggio.

Va sottolineato come a livello europeo le politiche di assistenza e inclusione dei senza dimora non siano ignorate nell’agenda pubblica. È di certo un buon segnale considerato che il problema, storicamente, è stato affrontato quasi esclusivamente da istituzioni private e di solidarietà. Si osserva invece oggi un’attenzione sempre maggiore da parte delle politiche pubbliche che si traduce nell’attivazione di molteplici interventi lenitivi e di recupero.

Il collegamento di queste esperienze con le politiche comunitarie e degli altri Paesi europei, obiettivo a cui intende contribuire il Progetto DIESIS, non può che favorire uno sguardo più ampio sul tema e aggiungere valore a quanto si sta facendo in Italia.

Se consideriamo le prassi delle Regioni italiane Obiettivo Convergenza e Competitività che hanno preso parte alla visita di studio a Bruxelles (Sicilia, Campania, Lazio e Lombardia) – unitamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - si ravvisano alcuni elementi di indubbio interesse. Il primo è appunto la tendenza a mettere in campo un ventaglio strutturato di iniziative da parte delle istituzioni pubbliche. Ovunque, tuttavia, gli interventi pubblici, invece di sostituire gli enti di volontariato e del privato sociale che si occupano del problema da tanti anni, giustamente tendono a valorizzarli e potenziarli secondo uno schema di complementarietà.

Un altro aspetto rilevante, anche se non nuovo, è l’offerta di servizi diversificati che non mirano solamente a fronteggiare le necessità più immediate, ma che si preoccupano ugualmente dell’inclusione sociale. In altre parole, le iniziative in corso mettono a disposizione più livelli di assistenza, l’ultimo dei quali orientato al raggiungimento dell’autonomia personale dell’utente e al superamento del supporto meramente assistenziale.

Da una visione d’insieme si capisce che le esperienze realizzate, quelle in corso e le altre in programmazione costituiscono un’importante base empirica su cui far leva per lo sviluppo di politiche più ambiziose.

Gli incontri realizzati a Bruxelles, che hanno consentito di entrare in contatto e approfondire le realtà di altri Paesi quali la Francia e il Belgio, ma anche di avere una visione Europea grazie al contributo di partecipazione ai lavori delle istituzioni comunitarie (Parlamento Europeo, Commissione Europea, Comitato delle Regioni) e delle reti transazionali FEANTSA e HABITACT, si sono spesso concentrati sulle modalità di concorso dei futuri fondi strutturali europei alle politiche per le persone senza dimora.
In particolare l’utilizzo dei fondi strutturali è stato al centro del dibattito che si è sviluppato nell’ambito del Settimo Seminario Europeo sulle strategie locali per i senza dimora “Funding strategies: Building the case for homelessness”, la partecipazione al quale è stata parte integrante della visita di studio.

*Progetto DIESIS

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:27