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Sistema idrico in Olanda, dove le aziende si sottopongono volontariamente a studi benchmark triennali

Creato il:  12 Luglio 2013

Si è svolto a Roma, presso il Dipartimento degli Affari Regionali lo scorso 5 luglio, un incontro tra i rappresentanti del Dipartimento e delle Regioni Obiettivo Convergenza e il rappresentante olandese della Vewin, associazione delle aziende idriche dei Paesi Bassi, nota per aver avviato procedure di simulazione della concorrenza attraverso l’introduzione di azioni di benchmark, con l'obiettivo di aumentare la trasparenza delle performance delle società idriche.
 
 
L’Olanda è un paese otto volte più piccolo dell’Italia, con un quarto della sua popolazione, ma con un PIL lordo pro-capite superiore di circa il 40% di quello italiano. Il modello olandese della gestione dei servizi idrici è interamente pubblico; i compiti relativi al servizio idrico integrato non sono in capo a un unico soggetto ma il servizio di acquedotto è gestito dalle aziende idriche, società a capitale interamente pubblico.
Il servizio di fognatura è gestito dai comuni mentre il trattamento dei reflui è affidato a waterschappen, enti pubblici funzionali che si occupano, su scala regionale, anche della gestione delle opere di regimazione delle acque, fondamentali per l’esistenza stessa del paese. Questi soggetti interagiscono strettamente tra di loro e con altri enti che si occupano della pianificazione e gestione del territorio, visto che la gestione di tutti i servizi idrici (e non solo quello collegato agli usi civili e industriali) è fortemente integrata nei Paesi Bassi e, per motivi storici e morfologici, è integrata anche con la pianificazione e la gestione del territorio.
 
I principali schemi idrici nazionali, siano essi opere di protezione delle coste o sistemi di canali o grandi sistemi di depurazione, sono gestiti direttamente dallo Stato.
Il modello così come impostato è difficilmente replicabile in Italia in considerazione del fatto che nel nostro Paese si è optato per uno schema diverso, in cui il servizio idrico integrato (SII), cioè la somma dei tre servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, è pianificato da un unico soggetto (l'Ente d'Ambito) e dovrebbe essere gestito da un unico soggetto in un quadro di finanziamento basato su una tariffa stabilita con un metodo unico a livello nazionale.
Da un punto di vista funzionale è un approccio validissimo e abbiamo appreso, tra l'altro, proprio da Mr Dane, che la capitale Amsterdam,  ha optato per questo tipo di modello (cioè una gestione unica per il SII), ravvisando nella concentrazione di tutti e tre i segmenti del servizio ad  unico gestore elementi di maggiore economicità.
Uno dei grossi problema italiani nel settore del SII è prevalentemente quello della regolazione, cioè quello di fare in modo, controllando, che tutti facciano quanto è stato programmato, e per questo si sta cercando di rafforzare la governance a livello centrale, attribuendo maggiori poteri alle Regioni e all'AEEG, (l'Agenzia dell'Energia Elettrica e del Gas).
Ad oggi la governance migliore del servizio è ancora tutta da inventare. In questo senso però si inserisce il  decreto legge n. 70/11, che ha istituito l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, assegnando ad essa una serie di funzioni di regolazione e di controllo sui servizi idrici e trasferendo alla stessa le funzioni già attribuite alla CoNViRI dal decreto legislativo n. 152/06 e dalle altre disposizioni vi-genti alla data di entrata in vigore del decreto medesimo.
 
L’incertezza collegata al destino e alla funzione degli AATO ha avuto chiaramente un impatto sullo svolgimento delle loro attività istituzionali. Nel complesso, gli Enti d’Ambito e le agenzie continuano a muoversi in una situazione in evoluzione. E’ ancora troppo presto per valutare gli effetti di questa riorganizzazione a livello regionale, così come è difficile fare una valutazione ex post dei progressi fatti dal servizio idrico integrato per effetto della pur indispensabile riforma del servizio, iniziata ormai quasi venti anni fa con la legge Galli.
 
La fase di preparazione del nuovo periodo di programmazione 2014-2020, che vede i meccanismi premiali, basati sulle condizionalità,  come fondamentali per il conseguimento e l’uso delle risorse, implicano per le Amministrazioni Regionali compiti sempre più ampi non solo di governance generale del settore, ma anche di maggior dettaglio in particolare per l’ individuazione oculata (oltre il mero finanziamento) degli investimenti da fare e per l’azione di programmazione e indirizzo necessari per assicurare una buona gestione dei servizi pubblici locali in favore e a garanzia degli utenti.
Gli interventi dell'UVAL del Ministero dell'Economia e del Ministero dell'Ambiente, hanno rimarcato il principio che  per riaprire la partita sul fronte degli investimenti è necessario incrementare la capacità valutativa ex ante delle amministrazioni regionali.
Nel corso del seminario sono state presentate due casi di eccellenza italiana, uno al Nord ed uno nel Mezzogiorno.
Il primo rappresentato dal caso dell’ Agenzia Regionale dell’Emilia Romagna; un modello caratterizzato da costanti investimenti in infrastrutture che hanno portato a una elevata affidabilità del servizio e a un costante investimento in conoscenza e manutenzione, sotto la direzione di una struttura aziendale competente e motivata;
Il secondo dall’Acquedotto pugliese attraverso la presentazione di questo caso è stato possibile dimostrare che anche nel Mezzogiorno, per quanto con lentezza, ritardi e difficoltà, è possibile avviare e portare avanti grossi progetti e che il servizio si può migliorare . La governance dell’acquedotto pugliese è un esempio di gestione unica del servizio idrico integrato, centralizzato, per l'intera Regione che dialoga in modo serrato con la propria amministrazione regionale, che gestisce i finanziamenti europei, e che si trova ad avere un unico interlocutore.
Quello che possiamo sicuramente imparare dagli olandesi  e cercare di adottare è invece l’attenzione verso il benchmarking, cioè la pratica di confrontare alcuni indicatori quantitativi al fine di evidenziare le differenze tra le varie gestioni.
Per incrementare la trasparenza delle gestioni del servizio e simulare quella forma di concorrenza che il combinato disposto della sussistenza di un monopolio naturale e la scelta di mantenere pubblico il servizio (senza cioè indire gare per il suo affidamento) esclude del tutto, le aziende idriche olandesi si sottopongono volontariamente a studi di benchmark triennali che consentono la comparazione tra i livelli di servizio, la soddisfazione dei clienti e spiegano anche lo spread tra i costi unitari di diversi elementi del servizio, valutando ed evidenziando anche l’evoluzione rispetto agli studi precedenti. All’ultimo benchmark di cui sono disponibili i risultati (2009) hanno partecipato tutte le aziende idriche del Paese.
 
Il benchmarking è sicuramente una pratica benefica per tutti: per i Gestori perché così capiscono i loro margini di miglioramento, per il regolatore, che così può comprendere, per quanto possibile, il livello "normale" di determinati indicatori, ma è importante anche per la trasparenza del servizio e per la consapevolezza degli utenti, che vengono abituati a prendere posizione sui livelli di servizio sulla base di indicatori oggettivi, fondati tecnicamente.
 
 
 
 

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:28