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Valutazione Ue sull'allargamento: preoccupanti passi indietro della Turchia sui diritti umani

Creato il:  15 Novembre 2016

Adottato lo scorso 9 novembre il pacchetto annuale sull'allargamento, la misura della Commissione europea che valuta lo stato di avanzamento dei Balcani occidentali e della Turchia, nell'attuazione delle principali riforme politiche ed economiche.

Il programma di allargamento attuale riguarda i paesi dei Balcani occidentali e la Turchia. I negoziati di adesione sono stati avviati con i seguenti paesi candidati: Turchia (2005), Montenegro (2012) e Serbia (2014), ma non ancora con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (paese candidato dal 2005) né con l'Albania (paese candidato dal 2014). La Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono potenziali candidati.

La Commissione europea, in occasione dell’adozione del presente pacchetto allargamento raccomanda, agli Stati membri, di prendere in considerazione l'avvio di negoziati di adesione con l'Albania, che comunque deve dimostrare di aver conseguito progressi credibili e tangibili nell'attuazione della riforma della giustizia, in particolare per quanto riguarda il riesame di giudici e pubblici ministeri (procedure di controllo).

La prospettiva di adesione all'UE funge da stimolo, per i Paesi candidati all’Unione europea, per incoraggiare le riforme politiche ed economiche e per mantenere la stabilità nei paesi dell'Europa sudorientale.

La politica di allargamento continua a produrre risultati e nella maggior parte dei paesi le riforme avanzano, anche se a ritmi diversi. Resta comunque essenziale continuare a rispettare il principio della priorità alle questioni fondamentali: la Commissione continuerà a incentrare gli sforzi sullo Stato di diritto, che comprende settori quali sicurezza, diritti fondamentali, istituzioni democratiche e riforme della pubblica amministrazione, sullo sviluppo economico e competitività. Anche la società civile e i soggetti interessati in senso lato devono rivestire un ruolo più forte.

Per quanto riguarda lo Stato di diritto, attualmente i paesi candidati stanno compiendo sforzi per modernizzare i quadri giuridici e le infrastrutture. L'Albania ha adottato all'unanimità alcune modifiche costituzionali che gettano le basi per un'ampia e profonda riforma del sistema giudiziario. La maggior parte dei paesi continua tuttavia a far fronte a problemi di efficienza e a uno scarso grado di indipendenza e di responsabilità del potere giudiziario. Negli ultimi anni tutti i paesi hanno rafforzato il loro quadro giuridico nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, ma gli sforzi devono ora concentrarsi più che mai sulla creazione di un riscontro storico delle indagini, delle azioni penali e delle sentenze a tutti i livelli. I paesi dell'allargamento hanno inoltre modificato la loro legislazione penale e antiterrorismo, dotandosi di strumenti più efficaci per contrastare tali fenomeni. Nonostante questi Paesi abbiamo adottato nuove strategie e piani d'azione contro il terrorismo, devono concentrare sforzi maggiori nel contrasto alla radicalizzazione, in particolare nell'ambito dell'istruzione e attraverso il potenziamento del controllo dei finanziamenti esteri volti a promuovere contenuti radicali.

I diritti fondamentali continuano ad essere ampiamente sanciti dalla legislazione dei paesi dell'allargamento. Solo in Turchia si sono registrati passi indietro in questo ambito, a seguito del tentativo di colpo di Stato del mese di luglio durante il quale è stato dichiarato lo stato di emergenza, accompagnato dall'adozione di misure di vasta portata che limitano ora fortemente i diritti fondamentali.

La libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione continua a destare particolare preoccupazione nella maggior parte dei paesi dell'allargamento, anche se in misura diversa. L'assenza di progressi in quest'area, già osservata nel corso degli ultimi due anni, permane e in alcuni casi si è intensificata. La discriminazione e l'ostilità nei confronti dei gruppi vulnerabili, anche sulla base dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere, rimangono un serio problema.

La crisi migratoria, tra le questioni all'ordine del giorno nell'agenda politica dell'ultimo anno, ha dimostrato ancora una volta la rilevanza strategica delle politiche di allargamento nella regione. L'UE ha reagito in modo globale e rispettoso dei diritti. L'efficace chiusura della rotta dei Balcani occidentali da parte dei paesi interessati e l'accordo UE-Turchia del 18 marzo hanno portato a chiari risultati sul campo: il numero di migranti irregolari e di richiedenti asilo sbarcati sulle isole greche è diminuito in modo significativo, da alcune migliaia al giorno a meno di 100 al giorno in media, con un conseguente calo drastico del numero di vite perse in mare.

Il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche resta una sfida fondamentale in alcuni paesi. Il ruolo centrale dei parlamenti nazionali per la democrazia deve diventare parte integrante della cultura politica. In Turchia, il tentativo di colpo di Stato nel mese di luglio è stato un incredibile e brutale attacco alle istituzioni democraticamente elette. Data la grave minaccia per la democrazia e lo Stato turchi, una reazione rapida e decisa era legittima, ma la portata e la natura collettiva delle misure adottate sollevano una serie di interrogativi.

I progressi nelle riforme della pubblica amministrazione sono stati diseguali tra i vari paesi. Il diritto dei cittadini a una buona amministrazione, all'accesso all'informazione e alla giustizia amministrativa deve essere garantito in modo più efficace.

La situazione economica è gradualmente migliorata in tutta la regione, con un aumento della crescita, degli investimenti e dei posti di lavoro creati nel settore privato. Tutti i paesi dell'allargamento fanno tuttavia fronte a importanti sfide economiche e sociali strutturali, con una pubblica amministrazione poco efficiente ed elevati tassi di disoccupazione, in particolare quella giovanile che resta a livelli preoccupanti. Anche il clima per gli investimenti è influenzato negativamente dalla persistente debolezza dello Stato di diritto.

L'impulso del "processo di Berlino" e dell'iniziativa dei sei paesi dei Balcani occidentali, specie per quanto riguarda l'agenda di connettività dell'UE, continua a incoraggiare una maggiore cooperazione regionale e relazioni di buon vicinato, a sostegno della stabilizzazione politica e delle opportunità economiche.

 

Staff Europe Direct

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Giovedì, 13 Luglio, 2017 - 12:29